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In Questura una stanza per l’ascolto protetto delle vittime di abusi e violenze

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Una stanza per l’ascolto protetto dove le persone che hanno vissuto storie di violenza, abuso, sofferenza, possano essere messe a loro agio e cercare di raccontare il loro vissuto. E’ quella inaugurata ieri mattina, presso la Questura di Ferrara, alla presenza del Sig. Prefetto, del Vicesindaco, del Procuratore della Repubblica, del Vice Presidente Confindustria Emilia e della Presidente del Centro Donna e Giustizia di Ferrara, in seno alla Divisione Anticrimine.

Una iniziativa, resa possibile grazie al contributo della Confindustria Emilia -Area Centro-, che rientra nell’ambito dell’attività che la Polizia di Stato svolge quotidianamente al fine di prevenire e contrastare i reati di cui sono vittime i minori, le donne e le fasce deboli in genere. Un vero e proprio messaggio di fiducia nei confronti di chi è vittima di abusi e violenze, un modo per fare sì che queste persone, all’interno di un ufficio di polizia, si possano sentire accolte e protette come in una casa.

La stanza che abbiamo realizzato grazie all’aiuto della Confindustria Emilia, è un luogo creato per fare in modo che si possano mettere a proprio agio le persone che hanno vissuto storie di dolore, di sofferenza e di abuso, per cercare, altresì, di ricostruire il loro vissuto”, ha dichiarato il Questore di Ferrara, Cesare Capocasa.

Prima che essere imprenditori di professione siamo soprattutto cittadini”, afferma Gian Luigi Zaina, vicepresidente di Confindustria Emilia. “Lo sviluppo del nostro territorio non può avvenire in spregio alle regole del vivere civile. Non ci sono affari, non c’è conto economico che tenga, se non costruiamo una società in cui la legalità vinca per davvero. Difendere i più deboli, costruire percorsi di supporto concreto per chi è vittima di abusi, maltrattamenti e violenze è una battaglia che Confindustria Emilia vuole tenacemente combattere al fianco di istituzioni e forze dell’ordine. Dove c’è una battaglia per la cultura della legalità, lì dobbiamo esserci anche noi”.

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