Home News Attualità Attenzione alle meduse! Cosa fare se il bambino viene “punto”

Attenzione alle meduse! Cosa fare se il bambino viene “punto”

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Elegante e sinuosa, ha colori scintillanti e filamenti fluorescenti, si presenta con una forma gelatinosa ma, nonostante l’aspetto affascinante, la medusa può rappresentare un fastidioso pericolo per i nostri bambini.

Nei nostri mari esistono diverse specie di meduse, di cui solo alcune urticanti. Ecco qualche consiglio su cosa fare in caso di contatto con questi animali marini, composti per lo più da acqua ma capaci di irritare la nostra pelle.

Gli avvelenamenti da medusa rappresentano un problema di salute ambientale che interessa in primo piano i bagnanti più sensibili, ovvero i bambini e, tra questi, i più piccoli. Sono, infatti, tra i motivi più comuni di richiesta di assistenza medica nel periodo estivo, soprattutto nelle strutture di primo soccorso presenti sulle coste ad alto impatto turistico.

Non tutte le meduse sono pericolose

Solo alcune delle meduse presenti nei nostri mari sono urticanti. Tra queste, la più comune è la Pelagia noctiluca, detta anche “medusa luminosa”, che ha piccole dimensioni ma tentacoli sottili e molto lunghi i quali, sotto stimoli fisici o chimici, liberano un veleno caratterizzato da una varietà di componenti che hanno delle proprietà urticanti per la nostra pelle. Per avere questa reazione cutanea, non è necessario essere sfiorati dalla medusa: basta solo entrare in contatto con il liquido urticante che libera attraverso i suoi filamenti.

I sintomi da contatto con una medusa

Al primo contatto tra la pelle e la medusa, il bambino percepisce un forte bruciore e dolore. Subito dopo la pelle si irrita, diventa rossa, e compaiono piccoli pomfi (rigonfiamento della cute), tipo orticaria. La sensazione di bruciore comincia ad attenuarsi dopo 10-20 minuti. Poi il bimbo inizia ad avvertire un intenso prurito.
Se viene colpita un’area più estesa del 50% del corpo del bimbo, l’intensità di dolore e del bruciore può diventare insopportabile. La maggior parte dei sintomi sono limitati a reazioni locali e cutanee, ma in circa l’8,7% dei casi si possono avere delle complicazioni, principalmente legate a reazioni allergiche.
Sintomi meno comuni, possono essere: malessere, debolezza, febbre, brividi, spasmi muscolari, nausea, vomito, lacrimazione, vertigini e difficoltà respiratoria. Sono stati descritti anche rari casi di morte per shock anafilattico in seguito a contatto esteso.

Cosa fare in caso di contatto

Non esiste un protocollo di trattamento standard relativo al contatto con meduse tipicamente presenti nei nostri mari.
Sulla base degli studi e delle evidenze più recenti, si può riassumere il trattamento di prima linea di queste lesioni in pochi semplici punti:

  • Tranquillizzare il bambino e farlo respirare normalmente. Se si è vicini alla riva, farlo uscire dall’acqua. Se ci si trova al largo, sorreggere il bambino e richiamare l’attenzione per farsi aiutare, specie se anche l’accompagnatore è venuto a contatto con la medusa
  • verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani (o passando sulla cute una tessera di plastica)
  • lavare abbondantemente la zona interessata con acqua di mare per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata (non utilizzare acqua corrente in quanto l’acqua dolce può contribuire a diffondere le neurotossine)
  • applicare gel astringente al cloruro di alluminio, che si trova tranquillamente in farmacia, che ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine (in alternativa si può usare una crema a base di cortisone, anche se ha un effetto più ritardato)
  • se subito dopo il contatto la reazione cutanea si diffonde e compaiono altri sintomi come difficoltà respiratoria, sudorazione, pallore, mal di testa, nausea, vomito, vertigini, confusione, chiamare immediatamente il 118
  • nei giorni successivi, per circa due settimane, utilizzare protezione solare totale nella zona colpita, in quanto essa rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente.

Cosa “non” fare in caso di contatto

In seguito a contatto con una medusa non bisogna:

  • Grattare l’area interessata, anche se è la prima reazione istintiva, in quanto si rischia di liberare ulteriore veleno
    applicare un bendaggio, perché incrementerebbe la quantità di veleno che viene iniettata
  • lavare con soluzioni alcoliche, succo di limone, aceto o urina che sono ritenuti inutili o addirittura dannosi
  • strofinare la zona colpita con sabbia o con una pietra tiepida, perché, nonostante le tossine vengono inattivate dal calore, affinché ciò avvenga, bisogna raggiungere una temperatura di circa 50°C. Meglio, quindi, non rischiare un’ustione.

 Quando preoccuparsi e allertare il 118

Se immediatamente dopo il contatto, la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, chiamare il 118 e spiegare di cosa si tratta: si riceveranno le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.

Fonti: Bambino Gesù Istituto per la Salute e UPPA

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