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Coronavirus e bambini, i Pediatri della Sip: “Mamme siate caute ma non affollate i pronto soccorso!”

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Nell’epidemia in corso si registra un numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi di gran lunga inferiore rispetto a quanto avviene in altri contesti epidemici. 

Villani, presidente Società Italiana Pediatri: “Cautela ma non affollate i Pronto Soccorso”

“Non lasciamo spazio alla psicosi. Siate cauti ma non affollate gli ospedali senza sintomi che lo giustifichino: farlo può essere addirittura deleterio per la salute di grandi e bambini”. E’ il consiglio del professor Alberto Villani, presidente nazionale della Società Italiana di Pediatria (Sip) e responsabile del reparto di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Bambino Gesù, intervistato dall’HuffPost.

“Bisogna interpellare prima il proprio medico di base e valutare insieme la situazione, senza correre al pronto soccorso per un semplice raffreddore o per una febbricola. Se sono in circolo patologie molto contagiose, spiega ancora il professore sulle pagine dell’HuffPost, è addirittura più pericoloso recarsi in un pronto soccorso affollato poiché è lì che c’è maggior rischio di esporsi ai virus. Il discorso è diverso se, prosegue Villani nell’intervista del quotidiano online,  un soggetto presenta difficoltà respiratorie e febbre alta per più giorni: in quel caso bisogna prendere altri provvedimenti”.

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Pubblicato da Società Italiana di Pediatria su Venerdì 21 febbraio 2020

Bambini meno colpiti e con forme non gravi

La conferma che i bambini siano non solo meno colpiti ma anche con forme più lievi, arriva da più studi scientifici. Il portale Medicalfacts di Roberto Burioni riporta una comunicazione pubblicata nei giorni scorsi da JAMA, in cui è stata studiata l’evoluzione clinica dell’infezione in nove bambini molto piccoli ricoverati in ospedale, d’età compresa tra uno e undici mesi. “Di questi, solo quattro avevano febbre, altri due mostravano segni lievi dell’infezione (naso che colava e tosse), mentre uno non aveva alcuna manifestazione clinica evidente. Di due, infine, non si avevano notizie chiare sullo stato clinico al momento del ricovero in ospedale. Tutti i bambini avevano almeno un familiare già infettato dal virus. L’evoluzione dell’infezione è stata priva di complicazioni in tutti e nove i casi senza necessità di ricorrere alla ventilazione assistita in Terapia Intensiva.”

Sebbene i bambini, insieme agli anziani e ai malati cronici, siano i soggetti più vulnerabili alle infezioni respiratorie acute, nel contagio da Coronavirus risultano i meno colpiti.

Difficile capire le ragioni dell’eccezione Covid19, ma i segnali ci sono: “un nuovo studio, riportato dal portale Salvagente, che ha esaminato i malati di virus in Cina ha rilevato solo nove casi ospedalizzati di neonati di età inferiore a un anno, su oltre 65mila persone segnalate infette nella Cina continentale dal 14 febbraio 2020. Nessuno di quei nove casi ha sviluppato gravi complicanze, riportando solo febbri lievi o sintomi respiratori, riferisce Science News.”

Trasmissione al feto 

“Un altro studio recente, spiega ancora il Salvagente, come riportato da More Nature Network (Mnn), non ha trovato prove che il nuovo coronavirus possa essere trasmesso da una donna incinta infetta al suo feto non ancora nato. Questo studio ha anche esaminato il sangue del cordone ombelicale e il latte materno delle madri, entrambi risultati negativi per il virus in ogni caso.”

L’UNICEF intanto raccomanda alle donne in gravidanza o in allattamento che vivono in zone considerate a rischio di applicare le normali misure di igiene raccomandate per l’intera popolazione (lavaggio frequente delle mani con sapone e alcol, indossare una mascherina respiratoria quando a stretto contatto con il bambino, coprire la bocca durante colpi di tosse o starnuti ecc.)

Ci sono cure per questa malattia?

A differenza della comune polmonite batterica, quella da SARS-CoV-2 non può essere curata con gli antibiotici.

Al momento non esistono però farmaci antivirali specifici. La terapia consiste quindi nell’alleviare i sintomi con anti-infiammatori, antipiretici e idratazione, ma soprattutto nel rigoroso isolamento del paziente.

Non esiste neppure un vaccino, la cui messa a punto e sperimentazione richiederebbe, secondo le diverse stime ipotizzate, da un minimo di 3 mesi a oltre un anno di tempo.

La “medicina” più immediata ed efficace contro il coronavirus è quindi impedire che esso continui a propagarsi: a ogni trasmissione da uomo a uomo, difatti, il suo genoma muta come risposta alla “pressione” del sistema immunitario del soggetto ospitante, e aumentano quindi le probabilità che si inneschi una mutazione che lo renda ancora più aggressivo e letale.

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