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Allarme daini, Parco del Delta e Comune di Comacchio in prima linea per il controllo

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Senza timore arrivano a ridosso della strada, addirittura passeggiano nel parco giochi adiacente ad un chiosco, per nulla disturbati o impauriti dalla presenza dei curiosi a pochi passi. E’ quanto accaduto a Lido delle Nazioni alcuni giorni fa, ma gli avvistamenti di daini che si avvicinano a case, strade, attività, sono sempre più numerosi. 

Un vero e proprio allarme, perché la presenza degli ungulati vaganti nel territorio del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna sta diventando una problematica molto diffusa, che interessa oggi l’intera pianura ferrarese.

“Fino a qualche anno fa si verificavano solamente segnalazioni sporadiche nei pressi la pineta del Lido di Volano,- afferma il Direttore del Parco del Delta del Po Maria Pia Pagliarusco – presenze sicuramente derivanti dal nucleo originario riconducibile ai discendenti di quelli del Boscone della Mesola, a cui ha fatto seguito un notevole incremento negli ultimi anni”. “Siamo ben consapevoli che la presenza così massiccia comporta delle conseguenze, la situazione è sotto osservazione da diversi anni e da parte di diversi Enti, ciascuno per propria competenza” aggiunge la Pagliarusco.

Già dal 2016 sono stati attivati più tavoli di discussione e lavoro in materia, sia per la Provincia di Ferrara, dove la maggiore criticità è registrata proprio nella zona di Volano- Lido delle Nazioni, sia per la Provincia di Ravenna, dove la maggiore concentrazione è rilevata a sud della città di Ravenna, nei pressi della Pineta di Classe.
Gli incontri svolti nella Provincia di Ferrara, congiuntamente al lavoro realizzato su input della Prefettura che ha visto il coinvolgimento di tutti gli enti preposti, tra cui la Polizia Provionciale, ISPRA, Carabinieri Corpo Forestale dello Stato, hanno potato all’approvazione di un “Protocollo d’intesa per la gestione in situazioni di emergenza di esemplari di fauna selvatica”, ora in fase di revisione, che è servito a costituire una prassi condivisa in grado di agevolare la gestione in situazioni di emergenza di esemplari di fauna selvatica da parte dei vari soggetti competenti, oltre che a condividere iniziative idonee a prevenire situazioni potenzialmente pericolose sia per la sicurezza degli animali che per la sicurezza automobilistica, nei territori maggiormente interessati.

La predisposizione di un piano di controllo

“Grazie al lavoro di questi anni” aggiunge Fabbri “abbiamo per la prima volta ottenuto dalla Regione Emilia-Romagna la previsione nel Piano Faunistico-Venatorio 2018-2023 di un Piano di Controllo degli ungulati per le aree in cui è segnalata la criticità. Trattandosi di animali non autoctoni, il Piano Faunistico- Venatorio non esclude, anzi, per la prima volta prevede, che il Piano di Controllo possa contemplare l’eradicazione tra i metodi di contenimento della popolazione. Il Piano di Controllo è ad oggi in fase di redazione da parte della Regione, congiuntamente al Parco del Delta del Po, sarà corredato di tutti i pareri necessari e vedrà coinvolti un gran numero di Enti: ISPRA, Polizia Provinciale, Forze dell’Ordine, Prefetture e Comuni, nessuno escluso. Varrà inoltre sia per le Province di Ferrara e Ravenna, dal momento che la problematica è comune”.

Fabbri conclude: “Speriamo che si possa arrivare all’approvazione del Piano di Controllo prima possibile, già entro fine luglio, al fine di contenere i disagi e soprattutto i rischi per le persone”.

Più risorse per il censimento

Il Parco del delta del Po ha deciso, negli ultimi tempi, di investire ancora più risorse umane ed economiche per affrontare la problematica, in particolare nel censimento e monitoraggio primaverile degli ungulati, realizzata per la zona dall’abitato di Volano a Porto Garibaldi, attraverso un incarico affidato ad ISPRA” aggiunge il Presidente del Parco del Delta del Po Marco Fabbri. “Si tratta di un’attività indispensabile a qualsiasi azione successiva che, lo ricordo, passerà comunque attraverso un accordo tra tutti gli enti competenti in materia”.
Il censimento, realizzato nell’aprile di quest’anno, ha fissato ad oltre 200 esemplari la popolazione minima di ungulati presente nell’area, dato “di minima”, che potrebbe quindi essere sottostimato rispetto alla realtà del fenomeno.

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