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Congedo di maternità obbligatorio, cosa c’è da sapere

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A chi spetta

Lavoratrici dipendenti. L’astensione dal lavoro per la madre lavoratrice dipendente è un diritto, ma anche un obbligo, per 5 mesi, due mesi prima della data presunta del parto, e tre mesi dopo il parto. La lavoratrice può scegliere di posticipare l’inizio del congedo di maternità, astenendosi quindi dal lavoro solo 1 mese prima della data presunta del parto per poter restare con il proprio bambino fino a 4 mesi dopo il parto, facendo apposita richiesta all’INPS.
Tuttavia ci sono stati individuati i lavori per cui questa flessibilità nell’utilizzo del congedo di maternità è comunque vietata, a prescindere dallo stato di salute della lavoratrice.

Il diritto è subordinato alla produzione di attestazione medico che dichiari la compatibilità dello stato di salute con la ripresa dell’attività lavorativa.
La lavoratrice infine deve presentare, entro 30 giorni, il certificato attestante la data del parto.

In caso di parto prematuro: qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto anche qualora la somma dei periodi superi il limite complessivo di 5 mesi.

In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità (durante i tre mesi dopo il parto e durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata a quella presunta) e di godere del congedo, in tutto o in parte, dalla data di dimissione del bambino.

Interruzione di gravidanza (spontanea o terapeutica) – Decesso del bambino alla nascita o durante il congedo
Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione, come pure in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno il diritto al congedo di maternità. Tuttavia per la madre è prevista la facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa, con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non  arrechi pregiudizio alla loro salute.

In caso di adozione il congedo di maternità può essere fruito nei 5 mesi successivi all’ingresso del minore in famiglia o anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla madre la permanenza all’estero; tale periodo di congedo può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo di maternità spetta a prescindere dall’età del minore, all’atto dell’adozione o dell’ingresso del minore in Italia (affidamento preadottivo per alcuni paesi esteri).

Lavoratrici autonome. L’indennità per astensione obbligatoria spetta anche alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane e commercianti) e alle lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata (collaboratrici coordinate e continuative, venditrici porta a porta, libere professioniste) in regola con il versamento dei contributi. Come per le lavoratrici dipendenti, spetta 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto.

L’indennità non comporta obbligo di astensione dall’attività lavorativa autonoma.

Quanto spetta

La legge stabilisce che le lavoratrici hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari al 80 % della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità (salvo integrazione da parte del datore di lavoro fino al 100% nel caso in cui lo preveda il CCNL). La lavoratrice ha diritto all’indennità per astensione obbligatoria per i 3 mesi successivi alla data effettiva del parto anche nei casi in cui: il bambino sia nato morto; il bambino sia deceduto successivamente al parto; ci sia stata una interruzione di gravidanza dopo il 180° giorno di gestazione.

Spetta l’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge per il tipo di attività svolta anche per le lavoratrici autonome che trasmettono la domanda all’INPS a parto avvenuto.

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